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25.09.2015

“Credevo fosse amore”: Despar e l’Azienda Sanitaria n.3 aiutano le donne vittime di violenza.

“Credevo fosse amore”: la cronaca racconta ogni giorno come questa convinzione possa trasformarsi in un dramma personale e sociale, con conseguenze a volte irreparabili.

La violenza di genere è un fenomeno ampio e diffuso: secondo i dati divulgati lo scorso giugno dall’Istat e dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, 6 milioni 788mila donne in Italia hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; tra di loro, il 5,4% ha subito le forme più gravi di violenza sessuale, come stupri e tentati stupri.

E sono proprio le violenze più gravi a essere generalmente commesse da partner o ex partner: il 62,7% degli stupri è commesso da una persona con cui la vittima ha, o ha avuto, un legame sentimentale.

Il trauma della violenza non riguarda solo gli adulti: i bambini che assistono a violenze in famiglia, una volta cresciuti, hanno una probabilità maggiore di essere a loro volta violenti nei confronti di partner e figli.

“Credevo fosse amore” è anche il nome della raccolta fondi che Aspiag Service, la concessionaria Despar per il Nordest, attiva dal 28 settembre al 29 novembre in tutti i supermercati Despar, Eurospar e Interspar del Friuli Venezia Giulia.

I clienti potranno liberamente aggiungere allo scontrino un importo che andrà a sostegno delle attività dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 3 Alto Friuli – Collinare – Medio Friuli a favore delle donne e dei bambini vittime di violenza.

I fondi raccolti con l’operazione “Credevo fosse amore” aiuteranno l’AAS n.3 a realizzare una speciale struttura di accoglienza ospedaliera e ad acquistare un elettroencefalografo e un ecografo.

AAS n.3 e Despar: insieme per informare, supportare, educare

All’origine dell’iniziativa per conto di Despar Nordest c’è una donna: è Tiziana Pituelli, responsabile marketing Despar per Friuli e Venezia Giulia, che spiega così le ragioni della raccolta fondi: “La violenza di genere, purtroppo, è un fenomeno lontano soltanto in apparenza dalla nostra società civile. Anche nella nostra Regione, che è esemplare in termini di umanità, valori e servizi, le statistiche fotografano ancora troppi drammi, spesso a due passi da noi, spesso invisibili o addirittura ignorati. Come azienda non potevamo restare indifferenti, e la collaborazione con la AAS n. 3 ci dà l’opportunità di fare qualcosa di concreto nel nostro territorio.

Come donna, poi, credo fermamente che la solidarietà femminile debba andare oltre le parole”, continua Pituelli, “e che abbiamo il dovere morale di sostenere concretamente le donne e i bambini che subiscono queste esperienze traumatiche – anche favorendo una sempre maggiore conoscenza del fenomeno e degli enti a cui ci si può rivolgere per assistenza e aiuto, e educando le giovani generazioni alla non violenza e al rispetto delle donne e di tutte le persone”.

Affrontare il trauma della violenza, venirne fuori con le minori cicatrici possibili nel corpo e nell’anima, ricominciare a vivere “dopo”, è un percorso difficile, che una donna non può affrontare da sola, come racconta Olga Passera, responsabile Marketing Sociale dell’AAS n.3.

La nostra azienda viene a contatto quotidianamente con situazioni drammatiche. Spesso si rende necessario prendersi cura, insieme alla donna, anche di uno o più bimbi che giungono ai nostri servizi insieme alla mamma.

L’offerta di servizi si concentra all’inizio sulla risoluzione dei problemi urgenti di salute (trattamento delle lesioni e del dolore, stabilizzazione delle funzioni vitali) e della sicurezza degli assistiti. Qui intervengono le competenze sanitarie e l’utilizzo delle attrezzature.

Stabilizzate le condizioni sanitarie, subentrano necessità assistenziali, di supporto psicologico, di difesa da eventuali pericoli esterni. E poi, più avanti, non sono più le strutture esclusivamente sanitarie a gestire la situazione, bensì quelle socioassistenziali di protezione, accoglienza, di ricerca di soluzioni abitative, economiche, di riprogettazione della vita.”


(Scarica il comunicato per approfondire con alcuni dati e leggere la storia di Fatima)